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I dolori del giovane Jack Torrance

Il titolo di questi mesi di PD targato Veltroni potrebbe essere “Loft: non aprite quella porta”. La decisione di non aprire quella porta è finora stata “bipartisan”: da un lato il comitato centrale, asserragliato dentro, pronto a laccare di democrazia decisioni in realtà assolutamente centralizzate e autoreferenziali (vedi primarie farsa e candidature condite da qualche effetto speciale, ma nella sostanza deludenti – e gli elettori, tutt’altro che sprovveduti, come si cerca di far credere, se ne sono resi conto benissimo); dall’altro lato la cosiddetta base: tutti ad aspettare, vuoi per cieca devozione al deus ex machina, vuoi perché storditi e talvolta anche infastiditi dalla dissonanza fra le dichiarazioni d’intenti e le scelte effettivamente compiute “colà dove si puote”.
 Il tour di Veltroni per l’Italia ha ipnotizzato molti: la versione all’amatriciana delle presidenziali americane ha dato certo la carica a molti, militanti e non. Ma evidentemente non abbastanza: la sconfitta è stata nettissima, il risultato del PD (che, per inciso è 33,1 e non 34, come il segretario ha dichiarato qualche giorno dopo le elezioni) mediocre e inferiore alle aspettative degli stessi vertici. Sarà difficilissimo nei prossimi anni (da 5 a 10) colmare il gap, perché ciò che abbiamo fra le mani, al momento, è una scatola, piuttosto grande, ma pur sempre vuota. Mancano i contenuti, manca una vera organizzazione, mancano le idee, manca insomma una ragione sociale. Si è trattato finora di un grosso comitato elettorale, peraltro con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
E’ necessario veramente voltare pagina. In queste settimane si cerca di far passare, a tutti i livelli, un’idea sbagliata e pericolosa: quella per cui chi sbaglia non solo è intoccabile, ma è per di più meritevole di essere premiato. Nel resto d’Europa (penso per esempio ad un caso cronologicamente vicino, quello dei laburisti inglesi che, perse pesantemente le amministrative, non hanno esitato a mettere in discussione la leadership di Brown) e del mondo democratico, chi sbaglia si assume le proprie responsabilità. E questo nel PD non sta succedendo.  Sarebbe invece ora di frenare quest’ondata di irresponsabilità e spocchiosa sufficienza. Non resa dei conti, ma rinnovamento vero, nelle forme e nella sostanza.
Il PD manca di radicamento. Questo handicap è colmabile solo se si riacquista la capacità non tanto di parlare alla gente da un podio col sottofondo di un pezzo pop emotivamente coinvolgente, quanto quella di guardare quello che sta attorno e ascoltarla la gente, carpirne i bisogni e dare risposte serie. Elaborare proposte, programmi credibili.

~ di dinolattuca su Maggio 9, 2008.

Una Risposta to “I dolori del giovane Jack Torrance”

  1. Sì certo manca il radicamento e bisogna aprire tutte le porte…
    Ciao

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