Base chiama Debora

23 03 2009

La compagna Debora da Udine è ormai diventata un’icona pop. Il link al video del suo intervento all’assemblea dei circoli del 21 marzo viaggia sul web a velocità supersonica. Un mantra audiovisivo che non può non spingere a qualche riflessione. Sui contenuti dell’intervento, anzitutto. Debora ha detto moltissime cose, ricevendo una quantità di applausi sconfinata. Ma l’applausometro segna livelli record in particolare quando l’oratrice colpisce i vertici del partito, mettendone in dubbio l’attaccamento al progetto e sostanzialmente anche le capacità: la base sarebbe meglio dei suoi dirigenti. Che in questi mesi ci sia stato uno scollamento fra il Loft e il resto del partito, appare abbastanza chiaro. Il passaggio che però manca alla pasionaria udinese è che lo scollamento è stato provocato da una scelta metodologica ben precisa, ovvero la decisione di non dare una struttura minimamente organizzata. Lei, però, tiene fuori Veltroni, che del partito liquido ha fatto una bandiera. Quindi ok, brava, coraggiosa se vogliamo, ma analisi un pò carente. E poi attenti, chè il tiro al dirigente è sport facile. Adesso proviamo a dire qualcosa noi. E magari anche a farla. Siamo bravi, possiamo riuscirci.





Visita guidata al Loft

18 02 2009

Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle

facevano un tumulto, il qual s’aggira
sempre in quell’ aura sanza tempo tinta,
come la rena quando turbo spira.

E io ch’avea d’error la testa cinta,
dissi: «Maestro, che è quel ch’i’ odo?
e che gent’ è che par nel duol sì vinta?».

Ed elli a me: «Questo misero modo
tegnon l’anime triste di coloro
che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro
de li angeli che non furon ribelli
né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.

Caccianli i ciel per non esser men belli,
né lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli».

E io: «Maestro, che è tanto greve
a lor che lamentar li fa sì forte?».
Rispuose: «Dicerolti molto breve.

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

E io, che riguardai, vidi una ‘nsegna
che girando correva tanto ratta,
che d’ogne posa mi parea indegna;

e dietro le venìa sì lunga tratta
di gente, ch’i’ non averei creduto
che morte tanta n’avesse disfatta.

Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.

Incontanente intesi e certo fui
che questa era la setta d’i cattivi,
a Dio spiacenti e a’ nemici sui.

Questi sciaurati, che mai non fur vivi,
erano ignudi e stimolati molto
da mosconi e da vespe ch’eran ivi.

Elle rigavan lor di sangue il volto,
che, mischiato di lagrime, a’ lor piedi
da fastidiosi vermi era ricolto.





I dolori del giovane Jack Torrance

9 05 2008
Il titolo di questi mesi di PD targato Veltroni potrebbe essere “Loft: non aprite quella porta”. La decisione di non aprire quella porta è finora stata “bipartisan”: da un lato il comitato centrale, asserragliato dentro, pronto a laccare di democrazia decisioni in realtà assolutamente centralizzate e autoreferenziali (vedi primarie farsa e candidature condite da qualche effetto speciale, ma nella sostanza deludenti – e gli elettori, tutt’altro che sprovveduti, come si cerca di far credere, se ne sono resi conto benissimo); dall’altro lato la cosiddetta base: tutti ad aspettare, vuoi per cieca devozione al deus ex machina, vuoi perché storditi e talvolta anche infastiditi dalla dissonanza fra le dichiarazioni d’intenti e le scelte effettivamente compiute “colà dove si puote”.
 Il tour di Veltroni per l’Italia ha ipnotizzato molti: la versione all’amatriciana delle presidenziali americane ha dato certo la carica a molti, militanti e non. Ma evidentemente non abbastanza: la sconfitta è stata nettissima, il risultato del PD (che, per inciso è 33,1 e non 34, come il segretario ha dichiarato qualche giorno dopo le elezioni) mediocre e inferiore alle aspettative degli stessi vertici. Sarà difficilissimo nei prossimi anni (da 5 a 10) colmare il gap, perché ciò che abbiamo fra le mani, al momento, è una scatola, piuttosto grande, ma pur sempre vuota. Mancano i contenuti, manca una vera organizzazione, mancano le idee, manca insomma una ragione sociale. Si è trattato finora di un grosso comitato elettorale, peraltro con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
E’ necessario veramente voltare pagina. In queste settimane si cerca di far passare, a tutti i livelli, un’idea sbagliata e pericolosa: quella per cui chi sbaglia non solo è intoccabile, ma è per di più meritevole di essere premiato. Nel resto d’Europa (penso per esempio ad un caso cronologicamente vicino, quello dei laburisti inglesi che, perse pesantemente le amministrative, non hanno esitato a mettere in discussione la leadership di Brown) e del mondo democratico, chi sbaglia si assume le proprie responsabilità. E questo nel PD non sta succedendo.  Sarebbe invece ora di frenare quest’ondata di irresponsabilità e spocchiosa sufficienza. Non resa dei conti, ma rinnovamento vero, nelle forme e nella sostanza.
Il PD manca di radicamento. Questo handicap è colmabile solo se si riacquista la capacità non tanto di parlare alla gente da un podio col sottofondo di un pezzo pop emotivamente coinvolgente, quanto quella di guardare quello che sta attorno e ascoltarla la gente, carpirne i bisogni e dare risposte serie. Elaborare proposte, programmi credibili.




Uno spettro si aggira per il Loft?

7 05 2008

 

Non fatevi ingannare da questo: i dalemiani non esistono!





Aguzzate la vista (heading to Porta San Paolo)

25 04 2008

Qual è la differenza fra le ugole d’oro di X-Factor e lo stato maggiore del PD? Sia i primi che i secondi sono rinchiusi in un loft, ma solo uno dei due loft vedrà, a breve, almeno un vincitore…